Le notti erano le più difficili. Intrappolata in un corpo martoriato, circondata dal silenzio, mi sentivo disconnessa da tutto ciò che ero stata. Ogni istante si dilatava all’infinito, pieno di dolore e incertezza.
Poi apparve lei: una ragazza silenziosa con i capelli scuri e uno sguardo penetrante. Non parlava molto, ma la sua presenza infondeva una strana sensazione di calma che non riuscivo a spiegare.
Nessun altro la vide. Medici e infermieri la liquidarono come un trauma o gli effetti dei farmaci, e io iniziai a dubitare della mia stessa sanità mentale. Eppure, lei era lì, a offrirmi una silenziosa rassicurazione di cui avevo disperatamente bisogno.
Una volta mi sussurrò: “Tornerai a sorridere”. Quella semplice promessa mi rimase impressa, squarciando la paura e l’isolamento come nient’altro avrebbe potuto fare.
Settimane dopo, tornata a casa, sentii bussare alla porta. Quando aprii, la vidi lì in piedi: non una visione, ma reale.
