«Perché non sparisci e basta?» urlò mia sorella, la sua voce lacerante nella sala da pranzo come vetro infranto.
«Mi hai rovinato la vita come una cometa maledetta che si schianta contro tutto!»
Mia madre non sembrò scioccata.
Mio padre non si alzò.
Mi fissavano tutti come se fossi qualcosa di sporco che avevano già deciso di spazzare via.
Poi il palmo di mio padre mi colpì la guancia con tanta forza che il lampadario sopra di noi si divise in tre anelli dorati sfocati.
