Parte 3
Alle 7:12 del mattino seguente, mio padre chiamò diciassette volte.
Risposi alla diciottesima.
“Che cosa hai fatto?” urlò.
Fuori dalla villa, stando alle foto che Harlan mi aveva appena mandato, due auto nere erano parcheggiate davanti al cancello. Un ufficiale giudiziario era in piedi accanto a un fabbro. Celeste, ancora in pigiama di seta e con gli orecchini di diamanti, urlava nell’aria mattutina mentre i traslocatori apponevano sigilli numerati sulle porte d’ingresso.
“Ho fatto rispettare il trust”, dissi con calma.
“Non ne avevi il diritto!”
“Ne avevo tutto il diritto. Me l’ha dato la nonna.”
Seguì un silenzio tombale.
Poi, sotto la sua rabbia, si udì una voce più flebile e sgradevole.
“Non l’avrebbe mai fatto.”
“L’ha fatto.”
In sottofondo, sentii Celeste urlare. “Ditele di smetterla! Dite a quella mocciosa ingrata!”
Misi il telefono in vivavoce accanto alla mia tazza di caffè.
La voce di Harlan si unì alla conversazione dal suo ufficio, calma come il ghiaccio d’inverno. “Signor Vale, lei e la signora Vale avete violato le condizioni di occupazione e gestione. La proprietà è ora sotto il controllo di un curatore fallimentare. I conti aziendali sono stati congelati in attesa di un’indagine forense.”
“La mia azienda”, ringhiò mio padre.
“No”, lo corresse Harlan con voce suadente. “L’azienda di sua madre. Ora controllata da Lena.”
Celeste urlò: “L’ha rubata lei!”
Per la prima volta da anni, sorrisi.
“Ancora questa accusa?” chiesi a bassa voce. “Attenta. Ti stanno registrando.”
Le urla cessarono immediatamente.
A mezzogiorno, il filmato completo della sala da ballo finì su internet. Non la versione modificata da Mira. Il video integrale.
