Siamo arrivati nel tardo pomeriggio. Il sole stava già scivolando dietro gli edifici, allungando lunghe ombre lungo il corridoio mentre ci dirigevamo verso la nostra stanza. Ricordo di aver pensato a quanto mi sentivo stanco, a quanto sarebbe stato bello lasciare le valigie, togliersi le scarpe e semplicemente esistere per un po’ senza pensarci.
Aprimmo la porta, entrammo e la stanza ci accolse con cortese neutralità: pareti beige, letto ordinato, tende leggermente aperte, lasciando entrare una sottile striscia di luce dorata. Tutto sembrava normale. Quasi troppo normale.
Ecco perché me ne sono accorto immediatamente.
