(Solo a scopo illustrativo)
Ho riso sommessamente e le ho spiegato che non ero stata educata ad andarmene da un posto senza lasciarlo migliore di come l’avevo trovato.
Le ho detto che l’appartamento era stato la mia casa quando ne avevo più bisogno: quando mi ero trasferita per lavoro, quando non conoscevo nessuno in città, quando la vita mi sembrava incerta. Pulirlo non era stato un peso; era il mio modo silenzioso di dire grazie.
Si fermò, apparentemente sorpresa che un semplice spazio potesse avere un significato così profondo. Poi mi raccontò qualcosa che non mi sarei mai aspettata: l’inquilino precedente aveva lasciato l’appartamento in condizioni pessime: scaffali rotti, tappeti macchiati, pareti danneggiate. Non si era mai scusato né aveva risposto quando lei lo aveva contattato.
Mi disse che aveva iniziato a pensare che tutti gli inquilini fossero uguali: incuranti, impazienti, indifferenti alle cose.
